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Collezione Sarda 1900-1970

Collezione Sarda 1900-1970

Questo elemento appartiene alle categorie: Collezioni e mostre permanenti

Orari di apertura:

Dal mercoledì al lunedì: 10:00 - 18:00
Chiuso il martedì.

Prezzi:

Intero: 6€
Ridotto: 2.60€
Ingresso gratuito over 65, bambini fino ai 6 anni e disabili.

La collezione raccoglie numerosi dipinti e sculture, ad opera di alcuni dei più rappresentativi artisti sardi del XX secolo.
Collezione Sarda 1900-1970

La Collezione Civica degli Artisti Sardi comprende 74 opere disposte in due sale, costituendo un percorso della storia dell’arte e della cultura sarda dai primi del '900 al 1970.
L’esposizione si apre con “La madre dell’ucciso”, scultura in gesso premiata nel 1907 alla Biennale di Venezia, considerata il capolavoro del maggior scultore sardo, Francesco Ciusa, presente nella collezione anche con i gessi “Il nomade”, “Dolorante anima sarda”, “Il cainita”, “Il bacio”, “L’anfora sarda”, “La filatrice”, “La Pietà”, “Il giuramento”, e il bronzo“Bontà”. Dal 5 dicembre 2011, la Collezione si è arricchita di tre nuove opere concesse in comodato d'uso dalla famiglia Ciusa: “Il Dormiente”, “La Campana” e “Il Busto di Sebastiano Satta”. Le opere, distanti cronologicamente le une dalle altre, testimoniano l'evoluzione tematica e stilistica dell'opera di Ciusa: dalla morbida plasticità dell'estetica Liberty si arriva a quella più concisa ed asciutta delle opere degli Anni Venti.
Tra i dipinti spiccano due oli di Giuseppe Biasi: “Processione del Corpus Domini” e “Ballo tondo”.
Numerosi i ritratti che testimoniano l’attenzione dei pittori sardi verso le figure della tradizone: “Zia Remondicca” di Stanis Dessy, “Donna del Campidano” di Melkiorre Melis, “Prioressa” di Carmelo Floris e “Donna di Atzara” di Filippo Figari.
Celebri le opere del neorealismo sardo di Aligi Sassu e Foiso Fois: “Lo sciopero”, del primo, e “La mattanza” e “Ritratto di mio padre”, del secondo.
Tra gli esponenti dell’avanguardia isolana presenti nella seconda sala si annoverano Mauro Manca, Gaetano Brundu, Maria Lai, Mirella Mibelli, Primo Pantoli e Rosanna Rossi.
La scultura del secondo dopoguerra è rappresentata in maniera magistrale dal bronzo di Gavino Tillocca “Figura di ragazza sportiva”, da Pinuccio Sciola con “Crocifisso” e da Costantino Nivola con “L’aroma dell’arrosto attrae gli dei come le mosche”.

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