Carnevale 2018

Il carnevale cagliaritano affonda le sue radici nel secondo dopoguerra: nel 1946, gli indimenticabili e vulcanici Tonino D'Angelo e Pinuccio Schirra fondano la GIOC (Gioventù Italiana Operaia Cattolica) e fanno del centro storico della città, in particolare del quartiere di Stampace, il teatro di un carnevale popolare, chiassoso e colorato.

Il suo inconfondibile ritmo è scandito da Sa Ratantira (conosciuta anche nella variante Sa Ratantina), termine onomatopeico che richiama il roboante suono dei tamburi. Il suo volto è un variegato insieme di mestieri, personaggi e "tipi" (umani o di fantasia), come Su Tiaulu (il diavolo), Sa Viura (la vedova), Su Palliazzu (il pagliaccio), Sa Panettera (la panettiera), ecc...

 

Il carnevale cagliaritano ha anche i suoi profumi e soprattutto i suoi sapori.

Di segno opposto all'austerità ed alla morigeratezza dell'imminente periodo quaresimale, infatti, il carnevale è un trionfo di golosità implicito nel nome stesso delle due principali giornate di festa (giovedì grasso e martedì grasso). A Cagliari non è carnevale senza tzippulas e parafrittus.

Le prime sono ciambelline fritte e cosparse di zucchero, il cui impasto a base di farina, uova, latte e patate è aromatizzato con un pizzico di zafferano. Sembra che la loro origine sia da ricercarsi nella cucina dell'antica Roma, che annoverava una sorta di ciambella fritta chiamata, appunto, "zippula".

Simili nella forma ma diversi nell'impasto (che prevede l'uso di burro o strutto ma non l'aggiunta di zafferano) sono i parafrittus, letteralmente "frati fritti". Perché associare questi dolci carnevaleschi alle figure dei frati?

Per il loro colore bruno con una striscia più chiara a metà dello spessore e per il buco al centro della ciambella, che ricordano, rispettivamente, il saio del frate con il cordone legato all'altezza della vita e la chierica sulla testa. Al giorno d'oggi, i parafrittus sono spesso conosciuti come "fatti fritti", denominazione derivata dall'italiano "frati fritti", ancora in uso a Pisa per indicare dei dolci molto simili a quelli cagliaritani.

 

Il carnevale a Cagliari è una festa collettiva, inclusiva e fortemente partecipata. Come in passato, ancora oggi è un laboratorio di creatività animato da diverse associazioni cittadine. Oltre alle rappresentanze dei quartieri storici e del piccolo borgo di Giorgino (Sa Ratantira Casteddaia di Stampace, il Villaggio Pescatori di Giorgino, l'associazione Senza Confini del quartiere Marina), i festeggiamenti del 2018 nascono dalla collaborazione con nuove realtà, come Tra Parola e Musica-Casa di Suoni e Racconti, Domus de Luna e Exmè (Pirri), ed il Vespaclub Cagliari.

Il culmine dei festeggiamenti carnevaleschi è il martedì grasso, che chiude la sfilata delle maschere con lo spettacolare rogo del re-fantoccio: Cancioffali. Il giorno seguente, mercoledì delle ceneri, segna l'inizio di un tempo nuovo che contrappone il rigore all'eccesso: la Quaresima.

 

Per salutare l'atmosfera chiassosa e dissacrante del Carnevale, però, c'è tempo fino alla domenica successiva, quella della Pentolaccia, dedicata alla Vespiglia.

Da ormai dieci anni, la manifestazione rende un divertente omaggio alla celebre corsa alla stella del carnevale oristanese (Sartiglia).

Giunta alla sua undicesima edizione, la Vespiglia 2018 è dedicata ad una figura molto amata dai cagliaritani e non solo, quella di Gigi Riva, ex bomber del Cagliari e della Nazionale che vestiva, appunto, la maglia n.11. Anche la scelta della location della Vespiglia è un omaggio alla storia della città. Anticamente, infatti, il tratto compreso tra la chiesa di san Michele e l'odierna piazza Yenne era teatro di spettacolari pariglie di Carnevale.

 

"Per generazioni e generazioni, la corsa di San Michele fu il simbolo del carnevale cagliaritano e con essa le rantantiras, mascherate di massa che percorrevano l'intera città al suono ritmico di tamburi, piatti e, in mancanza di meglio, di latte e bidoni percossi a non finire a tempo di marcia...".

Francesco Alziator

 

 

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