360^ Festa di Sant'Efisio

domenica 01 maggio 2016

I gruppi di Cagliari: Quartiere Villanova


Il Gruppo Folklorico di Cagliari prende il nome da uno dei più antichi quartieri della città: il quartiere Villanova, che tutt'oggi custodisce alcune delle più antiche tradizioni cagliaritane.

Si costituisce nel 1976 come aggregazione di giovani accomunati dalla stessa grande passione per folklore e da una precisa volontà di recupero delle proprie radici, che culmina nel 1980 con la realizzazione dell’antico matrimonio cagliaritano, documentato nel libro ”Cagliari amore mio” di Cenza Thermes.

Con tale convincimento venne impostata un’analisi approfondita sugli usi, costumi e tradizioni popolari della città e del suo hinterland, riuscendo a realizzare nel 2006 la mostra etnografica “Panetteras, arregatteris e piccioccus de crobi” presso la Cittadella dei musei di Cagliari, in cui l’Associazione espose tutto il suo patrimonio di abbigliamenti, antichi e ricostruiti, di gioielli, di fotografie e di stampe antiche.

L’attività folklorica del Gruppo trova il suo momento di massima realizzazione nei balli di piazza e nelle feste paesane, dove convergono, ancora oggi, espressioni proprie della tradizione religiosa e sociale della Sardegna in una atmosfera di fedele riproposizione storica.

Il Gruppo di ballo alterna negli spettacoli l’uso dei ricchi costumi della Cagliari del ‘700-’800 proponendo il repertorio rigorosamente tradizionale delle antiche danze nell’isola, accompagnate dal suono arcaico delle “launeddas” e dell’organetto diatonico.

La bellezza dei costumi indossati e la compostezza dei movimenti nelle danze, hanno valso al Gruppo di ballo consenso e riconoscimento da parte di osservatori qualificati. Il Gruppo folklorico è membro del F.I.T.P. (Federazione Italiana Tradizioni Popolari) patrocinato dall’UNESCO: il suo impegno è richiesto per rappresentare l’Italia e la Sardegna nelle più importanti rassegne di folklore, sia livello regionale che nazionale ed internazionale, consentendo all’Associazione di partecipare nei suoi 38 anni di attività, a circa 40 Festival Internazionali del Folklore in quasi tutti i continenti.

Gli abiti femminili

Gli abiti indossati dalle donne riscontrano caratteristiche simili nelle fogge ma spesso cambiano i colori in base al gusto della proprietaria. L’abito giornaliero era chiamato “su bestiri de andiana” dal tessuto utilizzato per la gonna. Quest’abito prevede una gonna, camicia e giubbino e uno scialle che si incrocia sul petto su cui sono appuntati numerosi gioielli. I capelli sono raccolti in un fazzoletto triangolare chiamato “su turbanti” su cui poggia un fazzoletto di filo e uno scialle che varia in base alle possibilità economiche della donna.

L’abito delle feste importanti è quello chiamato “su bistiri de sa panettera”. Pare strano che un abito così elegante e lussuoso prenda il nome di una donna imprenditrice che lavorava e non di una nobile. In realtà il nome nasce da un dato storico:le ultime ad indossare quest’abito sono state le panettiere di Sant’Avendrace. La raffinatezza di quest’abito è sorprendente come la forte analogia con gli abiti del XVII e XVIII secolo della zona ibero-balearica. Questo è l’abito da sposa delle cagliaritane, che poi lo riutilizzavano durante le festività più importanti della loro vita. Sulla gonna di raso azzurra “fardetta” poggia un grembiule di tulle ricamato “deventali”. Sulla camicia viene posto un giubbino nero “gipponi” su cui si drappeggia uno scialle ricamato “mucadori a perra”. I capelli sono racchiusi in una cuffia di seta “cambiscu” su cui poggia una mantiglia rossa con una gala di pizzo con fuselli in filo d’argento “mantiglia arrand’e pratta”.

Infine, “su bistiri de seda” è un abito di fine ‘800 in cui si fanno sentire le influenze della moda di fine secolo.

Gli abiti maschili

Gli abiti maschili cagliaritani cambiano in base al gremio di appartenenza del proprietario. Ricordiamo “su carradori” che accompagna il carro del Santo conducendo i buoi. Il suo abito si distingue per il farsetto rosso profilato da spighetta nera “sa facchina”. Un forte richiamo alle influenze moresche è dato dal cappello di forma troncoconica detto “su pibironi”.

“Su carrettoneri” è invece caratterizzato dal contrasto cromatica tra il bianco e il nero. Unica nota colorata è la fascia rossa detta “sa fascadroxa” portata in vita. Sul capo portano una berritta nera. “Su piscatori” indossa una camicia e un gilet in tessuto di seta. I pantaloni sono rossi a tubo stretti in vita da una fusciacca. Sopra porta una giacca nera o blu e in testa un berretto rosso dalla forma troncoconica. Questo è sicuramente l’abito che ha subito maggiormente le influenze degli altri paesi mediterranei.

Un abito che ha subito fortemente l’influsso spagnolo è quello dell’ortolano che sfoggia un bolero e soprattutto un cappello a tesa larga chiamato “su sombreri”.

Infine, spicca l’abito del lattaio, recentemente recuperato da alcune stampe degli anni ’40 rinvenute a Roma: la sua particolarità è quella di avere il gonnellino rosso e la giubba blu.

Per contatti:

Via Montegrappa 4/a - 09122 Cagliari

http://www.gruppofolkcagliari.it/

Presidente: Antonio Piras
Tel. 3925117463
email: pirasantonello@hotmail.it - monicaonano66@gmail.com

 

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